Shadowhunters. Città del fuoco celeste di Cassandra Clare

Mondadori, collana Chrysalide - 17€

Mondadori, collana Chrysalide – 17€

Ciao lettori! Oggi voglio fare con voi quattro chiacchiere su questo bel librozzo della saga Shadowhunters – The Mortal Instruments. Non so come mai non vi abbia mai parlato di un libro della Clare, forse non mi andava ^_^ , ma anch’io sono tra quelle lettrici che la ama. Non sono una fangirl sfegatata però davvero…sono dei libri che meritano! E quindi sono qui a scrivervi sull’episodio finale della saga. Ebbene si, è giunta al termine! Ma non disperate perchè so che quest’anno uscirà un’altra serieee :-) YEAH!

Trovo inutile soffermarmi sulla trama e raccontarvela, anche perchè se non avete letto nessun libro che riguarda gli Shadowhunters, per voi non avrebbe comunque nessun senso. Io vorrei più che altro dirvi perché sono contenta di aver letto questo libro quindi scrivo rivolgendomi a chi lo ha già letto e può capirmi riguardo al modo in cui mi sono legata ai personaggi. Dopo cinque libri era inevitabile! Sentirò il bisogno di spoilerare a raffica perciò se non avete letto nulla chiudete qui la pagina perché questa non è una recensione vera e propria.

Innanzitutto devo dirvi che come libro l’ho trovato, così come “Città delle anime perdute” (il penultimo), molto sottotono rispetto alla prima trilogia che invece mi ha fatto impazzire. Quindi premetto che non è il miglior libro che la Clare abbia scritto.

Sono contenta dell’approfondimento che è stato fatto su Sebastian, sul suo carattere incredibilmente cattivo; se è un ragazzo traumatizzato non lo da a vedere per niente! Sono felice delle cose accadute a Simon, davvero pazzesche. Anche se sono state tristi, non è stata una tristezza del tipo “tutto è perduto” ma del tipo “tutto può ricominciare e in meglio!” E poi mi è piaciuto moltissimo il finale, ragazzi, perchè è stato costruito bene e non è stato buttato giù tanto per chiudere il capitolo, che tra l’altro prelude ad altre cose che succederanno nella futura saga immagino.

Adesso mi vedo costretta a SPOILERARE. Vi prego, devo sfogarmi ahah :-)  

1. Una cosa che mi ha dato particolarmente fastidio riguarda Sebastian nella scena finale in cui viene ucciso. Precedentemente viene detto che se sei più cattivo che buono perirai sotto la spada dell’angelo. Clary lo uccide con tale spada ed avviene una sorta di risveglio in lui, la parte cattiva muore ed emerge quella buona che poi implorerà perdono per tutte le cose deplorevoli che ha fatto. Secondo me è un’aporia nella storia perchè noi sappiamo che sin da quando Jocelyn era incinta di Sebastian, ormai lui era condannato in quanto la madre si era nutrita di sangue di demone. Di fatti quando lui nasce, Jocelyn vede nei suoi occhi la cattiveria e non un briciolo di umanità. Quindi, se la parte buona non è mai esistita, come fa ad emergere dopo l’uccisione? Magari qualcuno che ha capito meglio di me riuscirà a spiegarmi questo controsenso e a commentare sotto il post!

2. Ho letto in giro molte lamentele per il fatto che negli ultimi due libri Clary è attratta fisicamente da Jace, che per una serie di motivi non possono congiungersi quindi la protagonista sembra troppo arrapata. Ma io vorrei vedere voi eh😄 E’ un’esagerazione dire che il libro è pieno di queste sciocchezze…mica state leggendo Cinquanta sfumature di grigio!

3. Simon e Izzy finalmente insieme: ma quanto ci voleva? Anche se poi succede quel che succede e ci dispiace pure! Ma l’autrice ci dà una speranza che speriamo veder realizzata nella nuova saga…ossia il fatto che

4. Simon potrà diventare uno shadowhunterrrrr! Eh si, secondo me questa notizia è la cosa più bella dell’intero libro.

5. Due paroline su Magnus Bane che si legge MAG – NUS BEIN eheh! Io sono stregata dalla sua presenza. Secondo me è il personaggio più bello e ben costruito di tutta la saga ed è stato bello scoprire più cose su di lui in questo romanzo. Però una cosa mi ha dato fastidio: la scena in cui da il libro delle sue memorie ad Alec per parlargli della sua vita, che mi sa tanto di pubblicità occulta (e non tanto) al libro sulle cronache di Magnus che scommetto voi avrete già letto (io ancora no)!

°°° SPOILER TERMINATI °°°

Ok quindi stop, ho terminato qui. The Mortal Instruments è sicuramente una saga a cui bisogna dare una possibilità. Io negli ultimi anni ho cercato di cominciarne diverse ma quasi nessuna mi ha soddisfatto, mi fermavo sempre al primo volume. Mi annoiavano o non mi attraevano abbastanza da desiderare i volumi successivi. Questa saga ha invece qualcosa in più e soprattutto di diverso dalle altre serie in circolazione. Poi la Clare scrive bene, per cui perché non cominciare a leggere? :-)

PS. Vi consiglio la visione del film del primo volume: Città di ossa. E’ un po’ diverso dal libro, si poteva fare di meglio ma è comunque carino per passare una piacevole serata.

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Oltre i limiti della paura di Giorgio Nardone

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BUR Biblioteca Univ. Rizzoli – prezzo 9€

Ho voluto leggere questo libro principalmente per la fama dell’autore. Nardone, infatti, è uno psicoterapeuta nonché uno dei grandi della scuola di Palo Alto in California. Ha portato in Italia la terapia breve strategica ideata da Paul Watzlawick.

Questo libro è stato scritto con l’intento di aiutare chiunque soffra di ansia generalizzata, fobie o ossessioni e secondo me non ci riesce. Innanzitutto il sig. Nardone apre il libro con una buffonata e cioè il fatto che abbia guarito, in diretta televisiva (in America se non sbaglio), la conduttrice che aveva paura dell’altezza. Per cui, loro si trovavano su questo tetto di un grattacielo e lui l’ha guarita in diretta…cioè secondo me è una cosa assurda e la cosa ancora più assurda è che lui abbia scritto: però non lo dico per vantarmi.

Dopodichè passa a denigrare le altre forme di terapia, la cognitivo-comportamentale e la psicoanalitica dicendo che sono completamente inutili perchè non risolvono i problemi. Adesso, a prescindere da quello che è il mio pensiero, tu non puoi andare a scrivere una cosa del genere sul tuo libro perchè se una persona sofferente sta conducendo una delle due terapie e prende per buone le tue parole, tu stronchi e demoralizzi il lettore, perché gli fai credere che quello che sta facendo è inutile. Magari ha lavorato anni con quel tipo di terapia e arrivi tu e dici che non serve a nulla..buh..a me questo libro sembra solo un tentativo di pubblicizzare la terapia breve strategica da lui utilizzata e soprattutto la sua scuola di psicoterapia.

Poi ovviamente, comprando un libro di questo genere uno si aspetterebbe di trovare delle strategie..e invece no..la maggior parte del libro è pieno di esempi, di casi, in cui lui mostra che cosa ha prescritto di fare ai suoi pazienti e in che modo sono guariti. Ovviamente anche qui vengono presentati i casi più assurdi, tipo la donna che aveva paura delle cacche o il tizio che aveva la paura di scontrarsi col primo specchio sotto tiro e rompersi il naso. Insomma secondo me avrebbe potuto fare degli esempi più comuni piuttosto che utilizzare questi.

L’unica nota positiva del libro è il fatto che l’autore faccia ampio utilizzo di citazioni di letterati, tipo Wilde, e filosofi, rendendo la lettura più leggera. Ma di fatto l’utilità del libro è pari a zero..ci tenevo a dirlo.

Poi tra l’altro, alla fine del libro, l’autore propone una bibliografia ragionata in cui (secondo lui) si possono trovare dei testi da cui possiamo apprendere la superiorità della terapia breve strategica rispetto alle altre forme di terapia. Secondo me, invece, è una bibliografia inutile perché accanto ai testi di Watzlawick, tutti gli altri sono cognitivo-comportamentali! Quindi non capisco quali conclusioni dovrei trarne. Per sostenere che la terapia da te utilizzata è la più efficace, dovresti fare riferimento alle ricerche di tizio e caio e non parlare a vanvera perché così facendo rovini la gente che si fa il mazzo per guarire.

Per amore di precisione volevo aggiungere un’ultima cosa: non c’è una terapia superiore all’altra ma c’è solamente la persona e sulla base delle sue caratteristiche lo psicologo, onesto e professionale, sceglie il percorso da intraprendere, quello più adatto. E’ scontato dirlo: quando si va dallo psicologo si è in due ed è proprio questo rapporto a proporsi come punto di partenza e di appoggio per il processo di guarigione. Senza togliere il fatto che esistono diverse rassegne bibliografiche in cui studi scientifici dimostrano che alcune terapie funzionano meglio di altre in merito al trattamento di alcuni disturbi. Ma ciò non significa che le altre terapie siano da meno. Il risultato finale dipende da tutta una serie di fattori che in questa sede non è appropriato affrontare. Concludo dicendo che il mio discorso non vuole essere un attacco alla TBS, non mi permetterei mai di dire che non funziona; però ci vuole un po’ più di serietà quando si sta scrivendo un libro per un certo target di persone.

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Aggiornamento_Recensioni pubblicate altrove in quest’ultimo periodo ^_^

1Come sapete, tutto l’anno scorso ho avuto problemi di connessione che duravano già da più di un anno e quindi non ho potuto postare i link relativi alle recensioni che ho continuato a scrivere per il progetto “Il Libro del Martedì”. Ho dovuto mettere da parte il mio blog ma di certo i libri mi hanno tenuto compagnia ugualmente, tantoché nel 2014 penso d’aver raggiunto il mio record personale di lettura (anche se ripensandoci ho già dimenticato le cifre😄 ). Ad ogni modo, ho coniugato quest’esigenza di tenere un prospetto personale delle mie recensioni con il piacere di mostrarle a voi scrivendo questo post e linkandovi TUTTO :-) Come avrete notato, nomino spesso “Il Libro del Martedì” perché è un progetto a cui tengo veramente tanto; grazie ad esso ho conosciuto delle persone bravissime e dolcissime e quindi nonostante i vari problemi che tutti abbiamo mi sono impegnata e gli ho dedicato il mio tempo, come fanno tutte le persone che collaborano con me. Cominciamo la lista…

– Mi sono dedicata alla letteratura francese per ragazzi con Yves Grevet, che è anche venuto a Palermo. Ho avuto modo così di redigere una specie d’intervista. Qua i relativi link:

Feltrinelli di Palermo: Yves Grevet presenta la trilogia “Méto”

“Méto. La casa” di Yves Grevet

“Méto. L’isola” di Yves Grevet

“Méto. Il mondo” di Yves Grevet

“La scuola è finita” di Yves Grevet

– Ho recensito il libro d’esordio di una giovane autrice, cercando di trasmettere lo spirito del libro:

“I ragazzi: perle rare o rari pirla?” di Rossana Pesare

– Ho letto alcuni libri della Multiplayer.it Edizioni:

“Alan Wake” di Rick Burroughs tratto dall’omonimo videogioco;

“Oltre l’esilio” di J. L. Bourne il secondo volume della serie dedicata agli zombie;

“Hitman Damnation” di Raymond Benson

– Con piacere ho letto “Il motivo per cui salto” che tratta dell’autismo:

“Il motivo per cui salto”, di Naoki Higashida

– Mi sono dedicata anche ad una graphic novel della Bao Publishing:

“Anya e il suo fantasma” di Vera Brosgol

– Ho scritto le mie opinioni sulla magia trattata da Lev Grossman:

“Il mago” di Lev Grossman

– Ho girato il mio primo video:

Videorecensione: “L’altra genesi” di Zecharia Sitchin

– Ho avviato una nuova rubrica su youtube sui libri illustrati per bambini:

Libri illustrati per bambini #1 _ “Il libro delle famiglie speciali” di Thais Vanderheyden

– Ho letto il libro di Amitrano su Banana Yoshimoto:

Il mondo di Banana Yoshimoto

– Mi sono catapultata nel mondo di Fitzegerald:

La morte della farfalla di Citati

– Ho ricordato a modo mio la shoah:

Ho sognato la cioccolata per anni della Birger

Ovviamente ho letto taaantissimo altro, anche se non ho scritto altre recensioni oltre a queste. Se vi va, potete seguirmi sulla mia libreria virtuale (anobii).

Mi raccomando, non smettete mai di leggere! Io quando leggo mi estraneo dal mondo, i problemi non esistono più. La lettura è una delle poche cose che mi salva

 

 

 

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Norwegian Wood. Tokyo Blues di Haruki Murakami

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Titolo: Norwegian Wood. Tokyo Blues
Autore: Haruki Murakami
Genere: Romanzo sentimentale/di formazione
Editore: Einaudi
Formato: Brossura
Pagine: 379
Prezzo cartaceo: 13€
Prezzo eBook: 6,99€

“Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel che costi.
Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui”

Buon 2014 a tutti! Oggi parlarvi di Norwegian Wood mi sembra il modo migliore per iniziare un altro anno di recensioni sul mio blog! Questo è il primo romanzo che leggo di Murakami ed è stato amore a prima vista, o dovrei dire lettura?
E’ uno dei libri più belli che io abbia letto in quest’ultimo periodo ed è entrato tra i miei preferiti!

L’edizione di cui vi sto parlando è l’ultima uscita in cui Einaudi ha deciso di mantenere il titolo originale dell’opera che è Noruwei no mori, in italiano appunto Norwegian Wood.
Precedentemente il titolo era solo Tokyo Blues e l’autore si dichiara felice di questa scelta, che ritiene rappresentare meglio il suo romanzo.
L’edizione è stata tradotta da Giorgio Amitrano, che già conoscevo in quanto traduttore di Banana Yoshimoto.
E’ presente un’introduzione dello stesso traduttore, imperdibile se siete curiosi di sapere come si è evoluto lo stile di Murakami nel tempo e quali contaminazioni troviamo in termini di opere occidentali, ma da evitare se non conoscete già la trama perché Amitrano fa troppi spoiler!

Ecco l’incipit: Toru Watanabe si trova all’aeroporto di Amburgo e sta per scendere da un boeing 747, finchè sente diffondersi dagli altoparlanti la canzone Norwegian Wood dei Beatles

Da qui si dipana un lungo flashback, che dura fino alla fine del romanzo, in cui il protagonista ci racconta di alcuni anni della sua vita, dai 17 ai 20.
Proprio per questo il libro è stato definito un romanzo di formazione, perché vedremo Toru crescere e diventare un giovane adulto.
Si parla inoltre di romanzo sentimentale perchè in effetti se vogliamo descrivere questo libro banalmente potremmo parlare di triangolo amoroso, anche se, vissuto dai giapponesi fa tutto un altro effetto!

Come contesto ci troviamo a Tokyo nel 1969, periodo di rivolte universitarie; esse fanno semplicemente da sfondo alle vicende narrate: Toru infatti si mantiene lontano da queste “piccole” rivoluzioni.

Il protagonista incontra casualmente Naoko, ragazza dell’amico morto poco tempo prima, e insieme decidono quasi istantaneamente di frequentarsi.
Ma sin dagli inizi questo rapporto si dimostra difficile, soprattutto a causa dei problemi mentali di Naoko che più in là infatti verrà ricoverata in una clinica psichiatrica.
Nel ricordo di lei tra le braccia, Toru le invia ogni settimana lettere d’amore ed ogni tanto va a trovarla; nel frattempo frequenta Nagasawa, suo unico amico, don giovanni carismatico e superficiale che certamente non ha un’influenza positiva su di lui.
Conosce poi Midori, ragazza che è l’opposto di Naoko, anche lei con i suoi problemi dai quali però riesce a risollevarsi.
Toru frequenterà entrambe fino alla fine e la sua scelta sarà comunque in parte causata dal destino, per chi ci crede.

I personaggi di Murakami sono tormentati. Toru in particolare cerca sempre di comportarsi nella maniera più giusta ma questo suo controllo non ha gli effetti desiderati.
Ad esempio, non capisce immediatamente cosa prova per Naoko e Midori e solo dopo molto tempo lo vediamo diventare consapevole dei propri sentimenti.
I personaggi sono caratterizzati così bene che ti sembra di averli davanti agli occhi, in particolare le figure femminili che sono dotate di una straordinaria bellezza letteraria.

Naoko è una ragazza molto fragile e triste, anche se in certi momenti ha degli sbocchi emotivi intensi. Midori invece è allegra, pomposa se vogliamo, e molto aperta verso determinati argomenti.
Toru non riesco a descrivervelo con le parole giuste…quando penso a lui mi viene in mente solo l’ambiguità fatta persona, anche se non consapevolmente; e mi viene in mente anche l’onestà.

Lo stile di Murakami è intriso di poesia, amore, dolcezza…ma anche da un’infinita malinconia.
Leggere questo libro è in qualche modo angoscioso e spesso e volentieri si soffre molto leggendo quel che succede ai personaggi o chiedendosi perché fanno quel che fanno.
Il tutto è narrato con apparente distacco e leggerezza ma ad uno sguardo più profondo si comprende subito che c’è molto di più.

L’atmosfera creata dall’autore è in grado di avvolgerti per giorni, almeno a me ha dato questa sensazione anche una volta terminata la lettura. E mi ha lasciato un turbinio di emozioni dentro che non possono essere razionalizzate.
Questo romanzo sembra una storia indipendente dall’autore che l’ha scritto e che invero la definisce invece come “strettamente personale”. Se si pensa inoltre che la sua stesura risale al 1987 si può apprezzare anche l’attualità delle tematiche, che a prescindere dal passare delle generazioni rimangono invariate.

Tornando al titolo, Norwegian Wood è anche la canzone preferita da Naoko che desidera sentir suonare da Reiko, un’amica intima della clinica. Murakami riferisce che pensando a come intitolare questo romanzo non gli venne in mente nessun’altro nome se non questo.
Riguardo al titolo c’è una storia carina: la parola wood in inglese sta per legno ma in Giappone venne tradotta come bosco e questa traduzione è rimasta fino ai giorni nostri.
Di fatti il bosco o comunque le passeggiate in mezzo alla natura fanno parte in qualche modo del rapporto Toru-Naoko.

Per quel che riguarda Reiko, è sicuramente un personaggio secondario come Nagasawa ma anche lei ha la sua influenza su Toru e possiamo dire che si configura perfettamente come la controparte di Nagasawa; Reiko infatti dispensa buoni consigli e aiuta Toru e Naoko a vivere la loro storia nel miglior modo possibile.

Tema fortemente caratteristico di questo libro è la morte. Come Naoko, infatti, anche Toru ha i suoi traumi e riuscirà ad elaborare i lutti attraverso questo percorso di crescita doloroso capendo che la morte fa parte della vita e non è una fine o un elemento opposto ad essa.
Vi lascio una frase di Reiko (rivolgendosi a Toru): “L’unica cosa che possiamo fare è superare la sofferenza attraverso la sofferenza, possibilmente cercando di trarne qualche insegnamento, pur sapendo che questo insegnamento non ci sarà di nessun aiuto la prossima volta che la sofferenza ci colpirà all’improvviso”.

Nonostante il finale un po’ brusco, a fine lettura ho pensato: wow! Il fatto che io possa immaginare come si svilupperà la storia è un altro lato del libro che mi piace!
Non ho nessuna nota negativa da riportarvi, sebbene anch’io non abbia capito il senso di alcune cose, soprattutto di una delle scene finali…chi l’ha letto mi capirà xD
Ma d’altronde chi siamo noi per dire che certi comportamenti sono inverosimili? A chi mai non è capitato di avere o assistere ad un atteggiamento fuori dall’ordinario?

Alcuni pensano che il libro siano pieno di incongruenze e che sia stato un tentativo mal riuscito di Murakami di rendere il suo libro “occidentale”, vista l’evidenza con cui vengono citati diversi scrittori, registi e cantanti all’interno del libro.
Io non la penso così, innanzitutto perché il 1969 fu per il Giappone un anno di apertura verso l’esterno, ovviamente non in senso stretto, però le vedute si andavano allargando specialmente in ambito universitario; e il fatto che al protagonista piacciano molti personaggi occidentali non significa che sia una forzatura o che non gradisca gli autori giapponesi, nel libro infatti questo non viene specificato!

Certamente la narrazione è particolare e potrebbe non piacere a tutti, ma io ne consiglio ugualmente la lettura perché si tratta di uno di quei libri che non puoi decidere di leggere semplicemente in base alle recensioni altrui.
Io ho scritto la mia di recensione perché voglio rendervi partecipi del fatto che questo libro è in grado di straziare il cuore, lo tiene stretto finchè non si arriva alla fine e certamente è uno di quei libri che fa riflettere per giorni interi.

Beh, non ho altro da dirvi, anche se ci sarebbero diverse altre cose su cui vorrei discutere ma sarebbero troppo spoiler xD. Perciò vi saluto, ricordandovi che è già uscito il film, che in Italia ovviamente non è mai stato doppiato -.-
Penso lo possiate trovare in inglese sul web!
Vi lascio il trailer😉

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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon

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Titolo: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Autore: Mark Haddon
Genere: Narrativa Inglese
Editore: Einaudi
Formato: Brossura
Pagine: 247
Prezzo cartaceo: 12€
Prezzo eBook: 6,99€

“Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo ed il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita”

Desideravo leggere questo libro da tempo e, approfittando degli sconti del mese scorso in libreria, l’ho finalmente acquistato!

Per iniziare vorrei dire che questo romanzo non mi è sembrato per niente un giallo;
se considerate sufficiente la presenza di un mistero da risolvere, allora lo è!
Ma io non sono dello stesso parere e credo che sia un romanzo psicologico, che si avvicina molto anche al romanzo di formazione.
Parlare di “giallo” è stata sicuramente una scelta di marketing…
Il titolo originale è infatti The curious incident of the dog in the night-time, in cui il termine incident è inteso proprio nel senso di incidente, avvenimento fortuito non come “caso”!

Per quanto riguarda la storia, è molto molto semplice. A prima vista potrebbe anche sembrare banale ma più si va avanti più si comprende che lo sguardo dell’autore è molto interessante.
Un bel giorno Christopher (protagonista e voce narrante) fa una delle sue solite passeggiate in solitaria e trova nel giardino della vicina il cane Wellington, ucciso da un forcone.
Da quel momento decide di indagare sulla questione per scoprire chi è stato e parallelamente decide di scrivere un libro su cui riportare i progressi della sua indagine.

Il fulcro della storia in realtà non è il “caso” ma è la vita di Christopher.
Questa scena iniziale non rappresenta altro che un pretesto bello e buono per introdurci nel mondo di Christopher e per farci capire come funziona la sua mente.
Il ragazzino ha infatti la sindrome di Asperger, che è una particolare forma di autismo ad alto funzionamento.
Ciò significa tout court che non c’è una grave compromissione di tutte le facoltà, anzi!
A livello cognitivo troviamo delle aree in cui questi soggetti sono particolarmente dotati ma c’è comunque la presenza di alcune caratteristiche dell’autismo che sono debilitanti per la vita di chi ne è affetto.
Tra queste troviamo ad esempio la compromissione dell’intelligenza emotiva, che possiamo definire come la capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni in maniera “utile e funzionale” e di comprendere le emozioni altrui, anticipandone le “mosse”.
Troviamo l’isolamento sociale; la messa in atto di schemi comportamentali ripetitivi e stereotipati etc

Non so in che modo Haddon sia stato coinvolto da questa tematica e per quale motivo abbia deciso di farci comprendere questa particolare visione del mondo, ma quello che posso dire è che l’ha fatto benissimo. Dal punto di vista scientifico la sua narrazione è esatta.

Il libro però è stato molto criticato per il fatto che l’autore abbia inserito giochini logici e problemi matematici, per il fatto che ci siano delle disquisizioni off topic su problemi di cui Christopher ritiene rilevante parlare, per il fatto che la narrazione sia lenta.
Invece tutti questi elementi dovrebbero far riflettere perché è evidente che siano stati programmati a puntino.

La narrazione non è lenta ma lo è nella misura in cui chi legge non stia capendo un’acca, a maggior ragione se non è nemmeno interessato. Christopher ci descrive infatti, almeno inizialmente, quella è che la sua giornata tipo ed è intuitivo il fatto che un individuo del genere sia molto metodico, che abbia il proprio ritmo e che si possa spaventare per il minimo cambiamento. Perciò se il libro che stiamo leggendo è il libro scritto da lui (nella finzione), per forza di cose deve procedere in questa maniera. Questa si chiama narrazione realistica!

Poi la presenza dei giochi logico-matematici non vedo perché debba disturbare.
C’è gente che si è lamentata per questo aspetto o.O
Ed io lo trovo francamente assurdo perché altra volontà dell’autore era quella di far capire che Christopher ama la matematica che è una disciplina che possiede una sua logica, ambito in cui lui eccelle. Mentre per sua sfortuna l’ambito relazionale è quello in cui difetta, e la vita è fatta di relazioni!
Christopher ad un certo punto dice che gli piacerebbe che la vita fosse come la matematica, che tutto possa avere una sua logica, una sua spiegazione, cosa che invece nella realtà non è, a maggior ragione per quanto riguarda i comportamenti umani che spesso non hanno una spiegazione.

L’indagine avviene sue due livelli, ad un primo livello superficiale ci si occupa di chi abbia ucciso il cane, ad un livello secondario e più profondo si scoprono alcune questioni sulla vita familiare di Christopher abbastanza strazianti.
Il romanzo in sé è drammatico non per la malattia del protagonista ma a causa di tutti gli elementi che si susseguono e che rappresenterebbero un duro colpo per la vita di chiunque.

Ad un certo punto della storia Christopher compirà un viaggio, con tutto ciò che ne consegue perché non è un ragazzino abituato ad allontanarsi da casa. Questo viaggio che lui intraprende (per un motivo che non posso rivelarvi perché sarebbe un grande spoiler😀 ) è la simbolizzazione del viaggio che lui intraprende dentro se stesso.

Tra i temi toccati non abbiamo infatti solo la problematicità delle relazioni familiari ma anche la crescita. Cosa che lui fa in pieno, prendendosi la responsabilità per se stesso seppure per certi aspetti non ne possa essere nemmeno in grado.
La storia che qui viene raccontata è quello di un grande coraggio che il protagonista utilizza per superare le sue illimitate paure e per diventare più maturo nonostante la malattia.
C’è in parte un lieto fine (almeno questo😀 ) ed è proprio tra le ultime righe che troviamo le conclusioni a cui Christopher è arrivato tramite queste esperienze e in cui apprendiamo cosa ha deciso di fare da grande, con grande forza e determinazione.

Lo stile è semplice e diretto, proprio per questo è un romanzo che attualmente professori di lettere di tutto il mondo scelgono per farlo leggere agli studenti.

PS. Sul web girano false voci sul fatto che sia già uscito il film e non si riesca a trovare. In realtà i diritti del libro sono stati acquistati dalla Warner Bros ma non si ha ancora alcuna notizia ufficiale su quando il film uscirà. Probabilmente non ci hanno nemmeno lavorato su per il momento.

Complimenti a Mark Haddon,
lettura straconsigliata!

5 STARS

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365 Racconti di Natale a cura di Franco Forte

Ragazziii!

Ho una recensione fresca fresca per voi!

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Titolo: 365 Racconti di Natale
Autore: AA.VV.
Editore: Delos Books
Formato: Brossura
Pagine: 371
Prezzo cartaceo: 14.90 €

Se avete voglia di leggere qualcosa di nuovo sul Natale, che non abbia un sapore tradizionale, vi consiglio la nuova antologia edita da pochissimo dalla Delos Books, 365 Racconti di Natale !
Essa si aggiunge alla lunga lista di raccolte già pubblicate (sull’horror, sull’erotismo etc) e curate da Franco Forte, giornalista e scrittore.
Come scrivevo pocanzi non aspettatevi la solita raccolta di racconti love, love and happy end!
Nell’introduzione dello stesso curatore troviamo infatti scritto che ad ogni autore è stata data la possibilità di declinare il tema natalizio nelle forme più gradite, senza limitazioni per quanto riguarda la scelta del genere letterario.
Ed è così che ci ritroviamo all’interno di un vortice di generi che va dal noir al rosa.
I racconti sono numerati come un vero e proprio calendario, ad ognuno di essi infatti corrisponde uno scrittore, per i 365 giorni dell’anno; così che il Natale possa allietare le nostre giornate in qualunque periodo =)

Se volete continuare a leggere la mia recensione cliccate QUI . Sarete rimandati sul blog di LDM😀

Come regalo sotto l’albero non sarebbe male😉

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Le realtà in gioco. Storie straordinarie per vite ordinarie

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Titolo: Le realtà in gioco. Storie straordinarie per vite ordinarie
Autore: AA.VV.
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Formato: Brossura
Pagine: 672
Prezzo cartaceo: 14.90 €
Prezzo eBook: 7,99€

“Una collezione di racconti inediti, ispirati dalle realtà virtuali: al confine tra vita reale e creazioni immaginarie a base di pixel, più di trenta testi che delineano le mille connessioni possibili e impossibili tra le diverse declinazioni delle realtà. Introduzione di Luca Crovi. Con il contributo di: Tullio Avoledo, Alessandra Contin, Massimo Gardella, Roberto Recchioni, Paolo Roversi, Simone Sarasso, Matteo Strukul”

Ciao a tutti amici lettori :D
Oggi vi presenterò una raccolta di racconti nata da un’iniziativa nuova e molto interessante.
La Multiplayer Edizioni ha aperto un concorso nel 2012 in cui chiedeva ai partecipanti di inviare un racconto basato sulle possibili contaminazioni tra realtà virtuale e reale.
In numerosi hanno partecipato e molti sono stati scelti, tantoché è venuto su un bel librone di più di 600 pagine!

Il libro è suddiviso in tre parti:
1° -> la prima è la sezione dedicata ai racconti di scrittori italiani già affermati, tra i quali troviamo Avoledo, Recchioni, Roversi, solo per citarne alcuni
2° -> la seconda è la sezione riguardante i racconti selezionati dalla giuria tecnica
3° -> la terza è invece dedicata ai racconti scelti dai lettori tramite facebook

Non manca una calorosa introduzione a cura di Luca Crovi, che ci spiega un po’ cosa ha spinto la casa editrice ad ideare questa raccolta e quali ne siano stati i presupposti.
Come avrete già capito si tratta di storie fantascientifiche ispirate dalla realtà virtuale. Ho trovato molti richiami ad alcuni videogames, famosi e non, ed ho notato con piacere che diversi racconti sono delle vere e proprie distopie (genere che a me piace molto).

Se siete curiosi come me, questo libro non potrà non piacervi perché potrete spaziare dall’epic fantasy al cyberpunk.

Se desiderate continuare a leggere la mia recensione cliccate QUI
Alla prossima =)

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