Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon

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Titolo: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Autore: Mark Haddon
Genere: Narrativa Inglese
Editore: Einaudi
Formato: Brossura
Pagine: 247
Prezzo cartaceo: 12€
Prezzo eBook: 6,99€

“Questo è un giallo diverso da tutti gli altri. L’investigatore è Christopher Boone, ha quindici anni e soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo. Christopher ha un rapporto molto problematico con il mondo. Capisce tutto di matematica e pochissimo degli esseri umani. Odia il giallo ed il marrone, ama il rosso e detesta essere toccato. Non mangia se cibi diversi entrano in contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri, non sorride mai.
Christopher non è mai andato più in là del negozio dietro l’angolo, ma quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina trafitto da un forcone, capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere.
E inizia così un viaggio straordinario che gli cambierà la vita”

Desideravo leggere questo libro da tempo e, approfittando degli sconti del mese scorso in libreria, l’ho finalmente acquistato!

Per iniziare vorrei dire che questo romanzo non mi è sembrato per niente un giallo;
se considerate sufficiente la presenza di un mistero da risolvere, allora lo è!
Ma io non sono dello stesso parere e credo che sia un romanzo psicologico, che si avvicina molto anche al romanzo di formazione.
Parlare di “giallo” è stata sicuramente una scelta di marketing…
Il titolo originale è infatti The curious incident of the dog in the night-time, in cui il termine incident è inteso proprio nel senso di incidente, avvenimento fortuito non come “caso”!

Per quanto riguarda la storia, è molto molto semplice. A prima vista potrebbe anche sembrare banale ma più si va avanti più si comprende che lo sguardo dell’autore è molto interessante.
Un bel giorno Christopher (protagonista e voce narrante) fa una delle sue solite passeggiate in solitaria e trova nel giardino della vicina il cane Wellington, ucciso da un forcone.
Da quel momento decide di indagare sulla questione per scoprire chi è stato e parallelamente decide di scrivere un libro su cui riportare i progressi della sua indagine.

Il fulcro della storia in realtà non è il “caso” ma è la vita di Christopher.
Questa scena iniziale non rappresenta altro che un pretesto bello e buono per introdurci nel mondo di Christopher e per farci capire come funziona la sua mente.
Il ragazzino ha infatti la sindrome di Asperger, che è una particolare forma di autismo ad alto funzionamento.
Ciò significa tout court che non c’è una grave compromissione di tutte le facoltà, anzi!
A livello cognitivo troviamo delle aree in cui questi soggetti sono particolarmente dotati ma c’è comunque la presenza di alcune caratteristiche dell’autismo che sono debilitanti per la vita di chi ne è affetto.
Tra queste troviamo ad esempio la compromissione dell’intelligenza emotiva, che possiamo definire come la capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni in maniera “utile e funzionale” e di comprendere le emozioni altrui, anticipandone le “mosse”.
Troviamo l’isolamento sociale; la messa in atto di schemi comportamentali ripetitivi e stereotipati etc

Non so in che modo Haddon sia stato coinvolto da questa tematica e per quale motivo abbia deciso di farci comprendere questa particolare visione del mondo, ma quello che posso dire è che l’ha fatto benissimo. Dal punto di vista scientifico la sua narrazione è esatta.

Il libro però è stato molto criticato per il fatto che l’autore abbia inserito giochini logici e problemi matematici, per il fatto che ci siano delle disquisizioni off topic su problemi di cui Christopher ritiene rilevante parlare, per il fatto che la narrazione sia lenta.
Invece tutti questi elementi dovrebbero far riflettere perché è evidente che siano stati programmati a puntino.

La narrazione non è lenta ma lo è nella misura in cui chi legge non stia capendo un’acca, a maggior ragione se non è nemmeno interessato. Christopher ci descrive infatti, almeno inizialmente, quella è che la sua giornata tipo ed è intuitivo il fatto che un individuo del genere sia molto metodico, che abbia il proprio ritmo e che si possa spaventare per il minimo cambiamento. Perciò se il libro che stiamo leggendo è il libro scritto da lui (nella finzione), per forza di cose deve procedere in questa maniera. Questa si chiama narrazione realistica!

Poi la presenza dei giochi logico-matematici non vedo perché debba disturbare.
C’è gente che si è lamentata per questo aspetto o.O
Ed io lo trovo francamente assurdo perché altra volontà dell’autore era quella di far capire che Christopher ama la matematica che è una disciplina che possiede una sua logica, ambito in cui lui eccelle. Mentre per sua sfortuna l’ambito relazionale è quello in cui difetta, e la vita è fatta di relazioni!
Christopher ad un certo punto dice che gli piacerebbe che la vita fosse come la matematica, che tutto possa avere una sua logica, una sua spiegazione, cosa che invece nella realtà non è, a maggior ragione per quanto riguarda i comportamenti umani che spesso non hanno una spiegazione.

L’indagine avviene sue due livelli, ad un primo livello superficiale ci si occupa di chi abbia ucciso il cane, ad un livello secondario e più profondo si scoprono alcune questioni sulla vita familiare di Christopher abbastanza strazianti.
Il romanzo in sé è drammatico non per la malattia del protagonista ma a causa di tutti gli elementi che si susseguono e che rappresenterebbero un duro colpo per la vita di chiunque.

Ad un certo punto della storia Christopher compirà un viaggio, con tutto ciò che ne consegue perché non è un ragazzino abituato ad allontanarsi da casa. Questo viaggio che lui intraprende (per un motivo che non posso rivelarvi perché sarebbe un grande spoiler 😀 ) è la simbolizzazione del viaggio che lui intraprende dentro se stesso.

Tra i temi toccati non abbiamo infatti solo la problematicità delle relazioni familiari ma anche la crescita. Cosa che lui fa in pieno, prendendosi la responsabilità per se stesso seppure per certi aspetti non ne possa essere nemmeno in grado.
La storia che qui viene raccontata è quello di un grande coraggio che il protagonista utilizza per superare le sue illimitate paure e per diventare più maturo nonostante la malattia.
C’è in parte un lieto fine (almeno questo 😀 ) ed è proprio tra le ultime righe che troviamo le conclusioni a cui Christopher è arrivato tramite queste esperienze e in cui apprendiamo cosa ha deciso di fare da grande, con grande forza e determinazione.

Lo stile è semplice e diretto, proprio per questo è un romanzo che attualmente professori di lettere di tutto il mondo scelgono per farlo leggere agli studenti.

PS. Sul web girano false voci sul fatto che sia già uscito il film e non si riesca a trovare. In realtà i diritti del libro sono stati acquistati dalla Warner Bros ma non si ha ancora alcuna notizia ufficiale su quando il film uscirà. Probabilmente non ci hanno nemmeno lavorato su per il momento.

Complimenti a Mark Haddon,
lettura straconsigliata!

5 STARS

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