Oltre i limiti della paura di Giorgio Nardone

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BUR Biblioteca Univ. Rizzoli – prezzo 9€

Ho voluto leggere questo libro principalmente per la fama dell’autore. Nardone, infatti, è uno psicoterapeuta nonché uno dei grandi della scuola di Palo Alto in California. Ha portato in Italia la terapia breve strategica ideata da Paul Watzlawick.

Questo libro è stato scritto con l’intento di aiutare chiunque soffra di ansia generalizzata, fobie o ossessioni e secondo me non ci riesce. Innanzitutto il sig. Nardone apre il libro con una buffonata e cioè il fatto che abbia guarito, in diretta televisiva (in America se non sbaglio), la conduttrice che aveva paura dell’altezza. Per cui, loro si trovavano su questo tetto di un grattacielo e lui l’ha guarita in diretta…cioè secondo me è una cosa assurda e la cosa ancora più assurda è che lui abbia scritto: però non lo dico per vantarmi.

Dopodichè passa a denigrare le altre forme di terapia, la cognitivo-comportamentale e la psicoanalitica dicendo che sono completamente inutili perchè non risolvono i problemi. Adesso, a prescindere da quello che è il mio pensiero, tu non puoi andare a scrivere una cosa del genere sul tuo libro perchè se una persona sofferente sta conducendo una delle due terapie e prende per buone le tue parole, tu stronchi e demoralizzi il lettore, perché gli fai credere che quello che sta facendo è inutile. Magari ha lavorato anni con quel tipo di terapia e arrivi tu e dici che non serve a nulla..buh..a me questo libro sembra solo un tentativo di pubblicizzare la terapia breve strategica da lui utilizzata e soprattutto la sua scuola di psicoterapia.

Poi ovviamente, comprando un libro di questo genere uno si aspetterebbe di trovare delle strategie..e invece no..la maggior parte del libro è pieno di esempi, di casi, in cui lui mostra che cosa ha prescritto di fare ai suoi pazienti e in che modo sono guariti. Ovviamente anche qui vengono presentati i casi più assurdi, tipo la donna che aveva paura delle cacche o il tizio che aveva la paura di scontrarsi col primo specchio sotto tiro e rompersi il naso. Insomma secondo me avrebbe potuto fare degli esempi più comuni piuttosto che utilizzare questi.

L’unica nota positiva del libro è il fatto che l’autore faccia ampio utilizzo di citazioni di letterati, tipo Wilde, e filosofi, rendendo la lettura più leggera. Ma di fatto l’utilità del libro è pari a zero..ci tenevo a dirlo.

Poi tra l’altro, alla fine del libro, l’autore propone una bibliografia ragionata in cui (secondo lui) si possono trovare dei testi da cui possiamo apprendere la superiorità della terapia breve strategica rispetto alle altre forme di terapia. Secondo me, invece, è una bibliografia inutile perché accanto ai testi di Watzlawick, tutti gli altri sono cognitivo-comportamentali! Quindi non capisco quali conclusioni dovrei trarne. Per sostenere che la terapia da te utilizzata è la più efficace, dovresti fare riferimento alle ricerche di tizio e caio e non parlare a vanvera perché così facendo rovini la gente che si fa il mazzo per guarire.

Per amore di precisione volevo aggiungere un’ultima cosa: non c’è una terapia superiore all’altra ma c’è solamente la persona e sulla base delle sue caratteristiche lo psicologo, onesto e professionale, sceglie il percorso da intraprendere, quello più adatto. E’ scontato dirlo: quando si va dallo psicologo si è in due ed è proprio questo rapporto a proporsi come punto di partenza e di appoggio per il processo di guarigione. Senza togliere il fatto che esistono diverse rassegne bibliografiche in cui studi scientifici dimostrano che alcune terapie funzionano meglio di altre in merito al trattamento di alcuni disturbi. Ma ciò non significa che le altre terapie siano da meno. Il risultato finale dipende da tutta una serie di fattori che in questa sede non è appropriato affrontare. Concludo dicendo che il mio discorso non vuole essere un attacco alla TBS, non mi permetterei mai di dire che non funziona; però ci vuole un po’ più di serietà quando si sta scrivendo un libro per un certo target di persone.

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