30 Giorni di Notte, Le voci dei Non Morti di Steve Niles e Jeff Mariotte

Siete pronti a leggere il sequel del film 30 Giorni di Buio?

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Titolo: 30 giorni di notte. Le voci dei non morti
Autori: Steve Niles e Jeff Mariotte
Editore: Multiplayer.it
Genere: Horror
Formato: Brossura
Pagine: 326
Prezzo: 15€

L’agente speciale dell’FBI Andy Gray era sempre stata una persona razionale. Questo, prima che l’incontro violento con la terrificante creatura che una volta era stata un amico e collega sconvolgesse la sua visione del mondo. Ora Gray sta cercando delle risposte, ma scopre solo altri misteri, che conducono direttamente alla cittadina di Barrow, in Alaska, un luogo già toccato dall’orrore. Andy Gray non ha idea del guaio in cui si è andato a cacciare: presto però scoprirà quanto possono essere pericolose le antiche leggende…

Allora beccatevi la mia recensione sul blog del Libro del Martedì =)

4 STARS

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Il cassetto delle parole nuove di Monica Cantieni

Titolo: Il cassetto delle parole nuove
Autore: Monica Cantieni
Editore: Longanesi
Genere: Narrativa Straniera 
Formato: Rilegato
Pagine: 248
Prezzo cartaceo: 14.90 €
                              Disponibile anche in eBook

“Lei non è una bambina come tante e non ha avuto molta fortuna nella vita. «Comprata» da un orfanotrofio per 365 franchi svizzeri, si ritrova catapultata nella periferia di una grande città del Nord Europa, un vivace caleidoscopio di gente di paesi e culture differenti, tra cui parecchi italiani, un mondo nuovo dove non tutto le è chiaro, e non solo perché non ci vede tanto bene.
La bambina infatti ha qualche difficoltà a mettere insieme le parole, legarle al loro senso e al mondo che evocano. Sarà proprio la nuova famiglia adottiva a regalarle quel calore che finora le è mancato e che le permetterà di rimettere a fuoco le cose. In particolare, saranno il papà e il nonno ad aiutarla con un piccolo stratagemma: scatoline e cassetti dove mettere tutte le parole nuove in cui si imbatte ogni giorno. Nella geniale e tenerissima interpretazione del mondo che prende vita da questa fantasiosa classificazione di vocaboli, un giorno irromperanno un avvenimento e una parola tanto inattesa quanto cruciale…”

Ciao a tutti,

ho da poco recensito questo libro per il progetto del Libro del Martedì, di cui faccio parte.

Se siete incuriositi da questo romanzo, che è una delle ultime pubblicazioni Longanesi, vi invito a leggere il mio post sul blog del Libro del Martedì, dovete solo cliccare QUI per essere riportati sulla pagina!

Buon Halloween ^_^

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Creazioni Steampunk e altro…

Ciao a tutti!
Ecco le mie ultime creazioni! Ultimamente mi affascina lo steampunk style…
Tutti i ciondolini sono in argento tibetano…e tutto è rigorosamente handmade!
Comprese le scarpe “Universo” =)

Orologi steampunk
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Ancore steampunk
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Sailor necklace… La collana del marinaio, con ancora e timone
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Libellula steampunk
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Orecchini Pepsi Cola
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Portafoto decorato con conchiglie vere
sea shell picture frame

Conchiglia all’interno di una graziosa bottiglietta in vetro e tappo di sughero
shell in the sea

Scarpe “Universo” in tela, dipinte da me e dal mio fidanzato ^_^
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lato
indossate

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Città aperta di Teju Cole

teju_cole_citta_apertaTitolo: Città aperta
Autore: Teju Cole
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa Americana 
Formato: Brossura
Pagine: 271
Prezzo cartaceo: 17.50 €
Prezzo eBook: 9,99€

“Morningside Heights è un buon punto per partire. Incastrato fra la cima di Central Park e il fondo di Harlem, è un punto di partenza buono come ogni altro per le peregrinazioni di questo flâneur contemporaneo, il narratore nigeriano-tedesco Julius, che nella città simbolo della modernità incontra persone, luoghi ed epoche differenti, e lascia che ogni impressione germogli in idee per il nostro tempo.
Scritto in una prosa che ricorda quella di W. G. Sebald e J. M. Coetzee, questo poliedrico esordio ha fatto di Teju Cole una delle voci più promettenti e acclamate del panorama letterario contemporaneo”

Julius proviene da Lagos, si è appena lasciato con la sua ragazza e si sta specializzando in psichiatria a New York. Nato e cresciuto in Nigeria, è da una vita che vive in America. 

Il romanzo è narrato da un uomo che conduce una vita normale: entra in una galleria d’arte, legge l’articolo di un giornale, va a trovare un vecchio professore, viaggia.

Quel che dovete sapere, è che Julius è un vero e proprio flaneur della città, che anziché camminare, scivola attraverso la folla. La folla dei centri urbani, delle grandi megalopoli capitaliste, che è ostile. In questo contesto ognuno percepisce l’altro come ostacolo, tanto si è concentrati verso la propria meta. Pertanto la solitudine si addice proprio a questo personaggio. Lo colpisce ad alternanza, come l’alta e la bassa marea. Per sua fortuna, non ne soffrirà troppo. E’ una scelta ben calibrata.

In contrasto con ciò che vi ho appena rivelato, c’è l’immagine di lui che conversa con diversi tipi di persone, che si differenziano tra loro sia per nazionalità che per status sociale. Sarà pure l’influenza della sua professione, ma lasciatemi dire che ha una capacità sorprendente nel cogliere gli aspetti “essenziali” di chi incrocia il suo cammino.

Troverete una dettagliata descrizione dei suoi spostamenti (a piedi, in metropolitana e chi più ne ha, più ne metta) per la città di New York e la scoprirete anche da un punto di vista architettonico. E’ un peccato per me non aver potuto gustare al 100% tutto ciò, non essendo mai stata a NY.

Lo scopo di Julius, al momento, è quello di ritrovare la nonna, e forse anche se stesso, nella città di Bruxelles. A disposizione di un solo indizio, parte. Quindi lo vedremo passeggiare anche lì e fare dei begli incontri. A questo punto, non credo di potervi accennare più nulla sullo svolgimento della trama.

Ciò che mi interessa dirvi è che questo libro non si esaurisce nella semplice descrizione delle giornate di Julius, ma prende in carico le sue particolari ed originali opinioni sul mondo. Un’infinita varietà di temi vengono colti: dalla guerra ai rapporti genitoriali, dalla storia locale all’arte della fotografia. Anche se quello sul razzismo, mi è sembrato uno dei più dominanti. Come può la grande mela, terra di una pluralità di culture, mostrare ancora questo lato dell’umanità? Noi Europei pensiamo che dall’altra parte del mondo vi sia più integrazione. Sarà così forse, ma il pregiudizio resta galleggiante nell’aria.

Come dicevo, questo insieme di riflessioni non sono lasciati semplicemente lì a formare un guazzabuglio. Teju Cole ha svolto un lavoro molto accurato e soprattutto pensato con intelligenza. All’interno del romanzo sono presenti tantissimi riferimenti culturali e soprattutto sono citate moltissime opere (già inserite in wish list, ovviamente!). Città aperta è stato il suo romanzo d’esordio e questo mi ha sorpresa quando l’ho saputo. Cole è davvero una persona eclettica e non mi sorprende che abbia vinto il PEN/Hemingway Award e il New York City Book Award, e che il suo libro sia stato giudicato uno dei migliori libri dell’anno da più di venti testate, fra le quali The New Yorker, The Economist, The New Republic, Los Angeles Times ecc.

Tutto ciò che appartiene al quotidiano è così permeato dal “dato per scontato” che, spesso, non riflettiamo abbastanza su ciò che accade intorno a noi. Ci sembra di riflettere ma in realtà si tratta di una riflessività superficiale. Vediamo i tg, ascoltiamo tante storie, ma non siamo quasi mai testimoni diretti di questi avvenimenti. Conosciamo il mondo attraverso Altro. E proprio per questo, oltre al fatto che non ragioniamo per niente sul nostro sistema di classificazione del mondo, noi non sappiamo nulla. Seppure crediamo di sapere abbastanza…

Di conseguenza, non potremmo avere legittime opinioni. Ed invece siamo sempre pronti a giudicare basandoci solo ed esclusivamente sulle convinzioni e credenze condivise, ossia sul nulla. Tramite i componenti della nostra cultura, quali simboli, norme, convenzioni socialmente accettate ecc creiamo una nostra realtà. Proprio per tutta questa serie di motivazioni si può dire che non intendiamo la realtà del quotidiano. Siete proprio sicuri che voi, i vostri gusti, la vostra personalità, siano interamente frutto di ciò che volete essere? Siete proprio sicuri di vivere nel mondo in cui pensate di star vivendo? Io direi proprio di no… Sono la società e la sua cultura a tenerci in pugno, a dirci cosa fare e cosa non fare, ma soprattutto cosa pensare. E tutto quello che possiamo fare per liberarci da queste catene è raggiungere la consapevolezza che esiste una realtà nei termini in cui ve ne ho parlato. Una realtà oggettiva, che non è influenzata dalla nostra percezione.

Dopo la lettura di questo libro, non avverrà un cambiamento repentino, ma senz’altro con Julian farete un viaggio che vi aprirà completamente gli occhi; vi insegnerà certamente a riflettere in maniera più intensa ed acuta sul quotidiano. Un viaggio per le strade di New York e Bruxelles in cui vi sembrerà di parlare con un amico sincero e di ascoltare le sue riflessioni più intime. Assisterete ad una narrazione originale e spontanea.

Un sentito grazie al Libro del martedì e alla casa editrice Einaudi per avermi consentito di leggere questo capolavoro postmoderno.

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Andare a piedi di Frédéric Gros

copertina adare a piediTitolo: Andare a piedi _ Filosofia del camminare
Autore: Frédéric Gros
Editore: Garzanti
Genere: Saggistica
Formato: Brossura
Pagine: 232
Prezzo cartaceo: 14.90 €
Prezzo eBook: 9,99€

“Camminare è sicuramente una delle azioni più comuni delle nostre vite. Ma Frédéric Gros ci fa riscoprire la bellezza e la profondità di questo semplice gesto e il senso di libertà, di crescita interiore e di scoperta che esso può riuscire a suscitare in ciascuno di noi. Attraverso la riflessione e il racconto magistrale delle vite di grandi camminatori del passato – da Nietzsche a Rousseau, da Proust a Gandhi che in questo modo hanno costruito e perfezionato i propri pensieri – “Andare a piedi” propone un percorso ricco di curiosità, capace di far pensare e appassionare. Nella visione limpida ed entusiasta di Gros, camminare in città, in un viaggio, in pellegrinaggio o durante un’escursione, diventa un’esperienza universale che ci restituisce alla dimensione del tempo e ci consente di guardare dentro noi stessi. Perché camminare non è uno sport, ma l’opportunità di tornare a godere dell’intensità del cielo e della forza del paesaggio”

Il libro comincia con una bella premessa: camminare non è uno sport. Nello sport c’è impegno, prestazione, rispetto o odio per l’altro, competizione. Il mercato si è insinuato al suo interno, impoverendo l’animo di chi lo pratica. Oggi lo sport non ha quasi più nulla di nobile rispetto a come lo avevano concepito e inventato i nostri antenati Greci.
Per camminare, non abbiamo bisogno di tutto questo. Basta mettere un piedi dinanzi all’altro!

Secondo Gros, la camminata è piena di benefici, tra cui la possibilità di raggiungere la libertà. Distingue acutamente tre tipi di libertà del camminatore. La prima, è una libertà sospensiva, ovvero momentanea. Andiamo a fare una passeggiata per staccare la nostra connessione dal mondo sociale, per sfuggire alla frenesia del quotidiano. Oppure possiamo essere dei camminatori aggressivi, accostandoci cioè, alla parte più selvaggia di noi stessi; partendo per escursioni e allontanandoci per giorni dal mondo. Oppure possiamo vivere una libertà di rinuncia. Con lo stretto necessario, infatti, possiamo entrare davvero in contatto con noi stessi…ci accorgiamo così che non ci serve nulla di complicato per vivere (ammetto che questo passaggio mi ha fatto pensare a Fight Club). Diventando eremiti e allontanandoci dal sistema, ci si accorge che sesso, età, curriculum non contano più, perchè alla fine ciò che conta veramente è il flusso della nostra anima che si risveglia…

Interessante tema trattato è quello del pellegrinaggio, che viene affrontato non solo da un punto di vista filosofico, ma anche storico e antropologico.
Sappiamo già chi è il pellegrino: colui che è estraneo alla stabilità.
I luoghi privilegiati da questo sono i reliquiari come le tombe di Pietro e Paolo a Roma, o Gerusalemme. Prima i pellegrinaggi si compivano per redimersi. Oggi si fanno per chiedere la guarigione da una malattia o semplicemente per ringraziare di qualcosa che si è ricevuto. Ma soprattutto si fanno pellegrinaggi per assicurarsi che il mondo continui ad esistere ed a funzionare come funziona; proprio come cerca di fare la popolazione Huichol per la raccolta del peyote, scandendo i propri pellegrinaggi con vari rituali. Esattamente come i pellegrinaggi cristiani o quelli al kailash in Tibet.

Questo saggio è stato, personalmente, in parte interessante ed in parte no. I capitoli che riguardano le vite dei grandi pensatori sono ben sviluppati e sono stati affrontati in maniera originale, dal particolare punto di vista del camminare. I capitoli in cui, invece, Gros elabora il proprio pensiero, mi son sembrati abbastanza scontati.
In generale, non ci viene comunicato nulla di nuovo perchè questo inno è già stato realizzato. Il primo a scrivere un trattato filosofico su questo tema è stato infatti Thoreau.
L’esaltazione della montagna, anch’essa è superata: pensiamo ai monaci shaolin o a quelli tibetani…

I capitoli che ho trovato più interessanti, sono stati quelli sul filosofo Nietzsche e su Rousseau. Anche se vengono affrontate molte altre vite, come quella del poeta Rimbaud, di Nerval, del preciso Kant, di Gandhi etc.
Da giovane, Nietzsche, soffriva di emicranie; era un giovane insegnante universitario, mestiere che gli arrecava prestigio ma che non lo soddisfaceva appieno. Così decise di “congedarsi” per un anno ed iniziò a scoprire le passeggiate, delle quali si innamorò tantissimo: le vere orecchie di Zarathustra erano i piedi!
Secondo il filosofo, camminare ti fa capire realmente la verità del mondo, mentre star chiusi in una biblioteca non fa altro che permettere la ripetizione di frasi e libri altrui. Questo concetto in particolare, viene fatto proprio dall’autore; e ciò mi sorprende perchè rappresenta un’incoerenza: Gros ha trasgredito, essendosi basato sul pensiero di molti altri per scrivere il suo saggio! Ritornando a Nietzsche, è grazie alle passeggiate verso la zona torinese che scriverà le sue opere più importanti. Ed anche qui ho qualche dubbio: come possiamo essere sicuri, storicamente parlando, che siano state davvero le passeggiate ad ispirare il pensiero dell’autore?

Sempre tramite la camminata viene poi mostrata l’evoluzione del pensiero di Rousseau (passeggiate che ha praticato in tarda età).  Per chi abbia un po’ di dimestichezza con la pedagogia, la vita di Rousseau da questo punto di vista sarà interessantissima. Sappiamo infatti che egli ha realizzato degli scritti pedagogici sul rapporto tra uomo e natura proprio nel momento in cui decise di isolarsi dalla società (e, secondo Gros, di camminare). Il suo pensiero è chiaro: in origine l’uomo ha un animo buono; è la società che lo corrompe. Da qui la nascita del suo sistema di pensiero sull’importanza del contatto con la natura.

Il voto che do al saggio è di tre stelle su cinque. Questo perchè nonostante la mia buona volontà e il mio interesse in questo campo, in molti punti mi sono trovata quasi ad abbandonare la lettura. Lo stile è a tratti noioso e non riesce ad incuriosire man mano che si va avanti.

Inoltre, ho trovato molte idee non condivisibili. Ne cito solo due. La prima è la giusta lentezza della camminata, la quale fa sì che il tempo si allunghi; mentre chi va di fretta, non ha scampo…per questa gente il tempo sembra accorciarsi sempre più. E qui non mi trovo d’accordo perchè nel 98% dei casi, le persone alle quali il tempo sembra sfuggire via dalle mani, non sono in pace con sè stesse e la loro fretta deriva non tanto dagli impegni quotidiani o dall’incapacità di godere delle passeggiate (diciamocela tutta, non sono fattori scatenanti il benessere individuale), quanto dal disequilibrio interiore.
Altra idea con la quale non concordo è l’evitare di fare escursioni in gruppo perchè si porterebbe la società in montagna. Ma perchè? Si possono fare escursioni in diversi modi, per divertirsi con gli amici o per trovare la tranquillità insieme. E allora, a parer mio, ci si può estraniare e riflettere anche in compagnia. Se così non fosse, saremmo sempre costretti a non aggregarci in gruppi sociali.

Queste sono le mie idee…a voi! Buona lettura!

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Diario di un sopravvissuto agli zombie di J.L.Bourne

copertina diario

Titolo: Diario di un sopravvissuto agli zombie
Autore: J.L.Bourne
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: Horror
Formato: Paperback
Pagine: 254
Prezzo: 14.90 €

Breve descrizione:

Il diario quotidiano della battaglia di un uomo per la sopravvivenza, contro le prove che il mondo dei non morti gli propone giornalmente. Una piaga sconosciuta dilaga sul pianeta. I morti risorgono e, come nuova specie dominante, reclamano la Terra. Imprigionato in una tragedia planetaria, toccano a lui decisioni fondamentali, scelte che faranno la definitiva e assoluta differenza tra la vita o l’eterna maledizione.

Ciao a tutti,
finalmente ho avuto il tempo di leggere questo libro che ho acquistato lo scorso dicembre!
Come avete letto sopra è edito da Multiplayer, un’azienda che tratta principalmente videogames e che da qualche tempo a questa parte si occupa anche di pubblicare libri tratti appunto dai videogiochi.
Parliamo un attimo della copertina, al cui proposito vi racconto una piccola curiosità.
A mio parere è brutta e non mi ricorda per nulla un romanzo sugli zombie, però richiama molto i giochi di ruolo e quindi come collegamento può starci; non me la sento di catalogare come negativa questa scelta. Mio malgrado, navigando su internet, ho scoperto che quelli della Multiplayer sono stati poco seri. Avevano organizzato un contest che prevedeva il disegno di un’illustrazione. La più bella sarebbe stata scelta come immagine di copertina e l’illustratore avrebbe vinto 500€, se non erro.
Arrivata l’ora della pubblicazione però, è stata scelta questa semplice elaborazione grafica. Nulla contro i grafici, ma per me l’illustrazione è un’arte, che sicuramente avrebbe avvantaggiato la casa editrice nelle vendite. Pensate a tutte quelle persone che acquistano d’istinto, basandosi esclusivamente sulle copertine dei libri. La Multiplayer si è giustificata dicendo che è stata una scelta fatta dall’editor a scopi puramente commerciali/editoriali o.O Mah, sarà…
Sta di fatto che gli illustratori sono rimasti molto delusi e hanno insistito affinchè i loro lavori fossero comunque pubblicati, almeno su un album. L’azienda ha così deciso di sceglierne alcuni che troverete esattamente a metà libro.
Pollice in giù per la Multiplayer che mi piaceva tantissimo, ma che dopo questa vicenda mi è scaduta.
Vi mostro l’illustrazione che secondo me è la più bella, ad opera di Sara Spano, a cui vanno i miei complimenti:

Adesso passiamo alla recensione vera e propria.
Il nostro protagonista è un militare arruolato nella marina statunitense che, scoppiato il caos, decide di disertare. Un sesto senso gli fa capire che la situazione è ben più grave di ciò che sembra. Ovviamente sto parlando dell’epidemia zombie =)
Si barrica in casa e da questo momento in poi inizia a calcolare alla perfezione tutti i propri piani per la sopravvivenza, andando alla ricerca di cibo in scatola, materiale per le medicazioni, armi.
Ciò che mi è piaciuto di più di questo libro è stata proprio la scelta stilistica dell’autore di scrivere sotto forma di diario, attraverso cui veniamo aggiornati sugli spostamenti e su tutte le avventure del protagonista.
La parte forte del libro, quella che secondo me l’ha portato al successo, è l’equipaggiamento ed in particolare il modo in cui viene procurato (e narrato). L’atmosfera è tesa e tetra, ma allo stesso tempo sa di videogames. Ci sono sempre nuovi colpi di scena e nuove avventure…

Ovviamente il nostro protagonista (di cui non ci viene mai detto il nome) non è da solo; lo rimane per un po’ ma riesce quasi subito ad entrare in contatto con John (un vicino di casa) grazie al codice morse a luce lampeggiante. Iniziano così a coprirsi le spalle a vicenda… e sulla loro strada incontreranno altra gente, sia buona che cattiva.
Non vado oltre perchè stasera non mi va di spoilerare xD

Altra nota positiva è la quasi totale assenza dell’amore. Bourne ci allontana da quelli che sono i romanzi di oggi, tra vampiri luccicanti e angeli dannati, e ci porta in un mondo reale e macabro.
Il protagonista non è il belloccio di turno, nulla ci viene detto sul suo aspetto fisico, e non è nemmeno l’incarnazione dell’eroe che vuole liberare il mondo. E’ un comune soldato!

Inoltre, una cosa divertente è che l’autore è davvero un militare (con un ruolo anche importante), che scrive nel tempo libero; questo lo ha aiutato nella stesura del romanzo, sono presenti infatti molte annotazioni su armi, aerei, missilistica & co.
Insomma, finalmente abbiamo a disposizione un vero horror che non potete perdere assolutamente se siete appassionati del genere!

Dopo Diario di un sopravvissuto agli zombie, ci sono: Oltre l’esilio e La clessidra infranta…che cercherò di procurarmi al più presto =P

OLTRE L'ESILIOLA CLESSIDRA INFRANTA

 

Che dire? Leggetelo and ENJOY!

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Il nuovo sistema di Guido De Eccher

Vi presento una nuova distopia della scena letteraria italiana!

Copertina

Titolo: Il nuovo sistema
Autore: Guido De Eccher
Editore: Runa Editrice
Genere: Distopia
Formato: Brossura
Pagine: 342
Prezzo: 16€

Descrizione:

“C’è un Paese che finisce in una crisi devastante: produzione che sprofonda, debito pubblico alle stelle… si afferma Nazione Nuova, un partito cui nessuno dava credito, ma che ottiene la maggioranza. Il nuovo governo introduce nuove tasse e un pesante prelievo sui risparmi. Dopo le prime violente proteste, la popolazione accetta il cambiamento e ritorna la calma. Il prezzo da pagare è però alto: i lavoratori più anziani sono espulsi, è introdotta una nuova legislazione che conferisce poteri inusitati a polizia e magistratura; molte persone spariscono senza lasciare traccia. I giovani sono i primi ad accettare la “normalizzazione” propugnata dal governo, forse perché beneficiati a spese degli anziani. La “normalità” diventa il valore supremo cui tutti (o quasi) si adeguano senza protestare: Normalità come piattezza mentale, come adesione totale al Sistema. Già, perché il nuovo corso ha un nome: il Nuovo Sistema”

Scriverò il mio personale e brevissimo parere su questo libro perchè abbiamo già una recensione da parte di Panda Bamboo, altra ragazza de Il libro del martedì, che potete leggere qui -> http://www.gorgibus.com/2013/05/il-libro-del-martedi-il-nuovo-sistema.html e non mi dilungherò troppo perchè la recensione di Panda è stupenda.

Il Nuovo Sistema si è imposto sulla popolazione seguendo il classico copione distopico; in maniera lenta, meschina ed efficace ha attirato i giovani nella sua “ragnatela”, relegando anziani e soggetti sospetti ad un ruolo marginale nella società, se non addirittura facendoli sparire. Tutti i totalitarismi però, in quanto sistemi politici, hanno un punto debole ed è così che è stata sottovalutata “la mente” di alcuni personaggi un po’ speciali.
Perchè proprio di mente parliamo, ragazzi. L’idea di un sistema che controlli le menti è anch’essa tradizionale, ma la volontà di riuscire a bloccare i propri pensieri per evitare intrusioni devastanti è originale, seppur la troviamo in altri romanzi (non distopici comunque).

Davvero ingegnoso l’inserimento di una storia nella storia, attraverso la fantasia di Albert Ruggi (il protagonista). La fantasia sarà proprio quella cognizione superiore alla quale Ruggi si aggrapperà pur di sentirsi vivo e di sentire che la parte intoccabile di sè, l’anima, aveva sconfitto il Sistema.
Penso che l’autore abbia voluto trasmettere un messaggio ben preciso, ossia l’importanza del ruolo dell’estraniamento mentale dalla vita di tutti i giorni. Ogni tanto ci vuole 😉 attraverso la lettura o l’arte.

Il succedersi delle vicende è abbastanza accattivante; leggendo le scene d’azione, personalmente mi sono sentita al cinema…mi sembrava proprio di essere nel bel mezzo di una sceneggiatura!

Unica nota stonata è la facilità con cui si arriva all’obiettivo; il romanzo è realistico ma qualche intoppo in più secondo me non avrebbe guastato 😉

Buona lettura!

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